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L’Agripellet è una novità recente data anche dalla tecnologia che ha fatto passi da gigante negli ultimi 10 anni.

 

Ma cos’e’ L’Agripellet? In sostanza e’ il riutilizzo dei comuni scarti di lavorazione agricola per la creazione di pellet che possa essere utilizzato per il riscaldamento. Miscanthus, Paglia, Colza, Foraggio, tagli di potature varie dopo essere ridotti in “farina” vengono estrusi come si fa normalmente per la farina di legno per il pellet classico.

 

Ma se ne trova in vendita? Tranne casi sporadici no e i motivi sono molteplici:

 

  1. Le caratteristiche proprie della sostanza vegetale di partenza non sono costante nel tempo e cio’ determina una difficile certificabilità dell’agripellet

  2.  

  3. Ha una resa minore (minor contenuto di lignina e altre sostanze che si trovano nel legno) e una maggiore produzione di residui di cenere (basti pensare che il pellet di legno certificato CEN/TS 14961 ha un contenuto in cenere pari a circa 0.7% mentre un agripellet derivato dalla paglia puo’ avere un contenuto di cenere variabile da 5 a 30 volte questo valore!)
  4. Problematiche legate alla Sinterizzazione (e cioe’ agli agglomerati che si formano da sostanze bassofondenti durante la combustione) fanno si che rispetto al pellet di legno ci sia bisogno di una maggior manutenzione
  5. Per ovviare al problema precedente e’ quindi necessario avere dei bruciatori appositamente tarati che migliorano il rendimenti e minimizzano, per quanto possibile, i problemi legati alla sinterizzazione. Questo fa si che siano piu’ costosi dei comuni bruciatori per pellet di legno.

 

 

Detto questo sembrerebbe che l’Agripellet non abbia vantaggi ma non è vero: il vantaggio principale (e anche quello che poi ne limita per contro la grande diffusione ai privati) e’ il fatto che viene quasi esclusivamente sfruttato da chi ha abbondanza a costo quasi zero delle materie prime di partenza e il costo finale e’ solamente dato dalla pellettizzazione delle farine ottenute. Questo lo rende totalmente competitivo per le aziende agricole che decidono di investire in un piccolo impianto domestico per la lavorazione degli scarti agricoli riducendo a circa 1/4 o 1/5 i costi di riscaldamento rispetto al pellet di legno.

 

Ultimamente ci sono parecchie aziende che stanno cercando di creare non senza difficoltà una filiera per la valorizzazione di questa nuova forma di biomassa, solo il tempo e il mercato potra’ definire se la scommessa risultera’ vincente.

 


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